La stanza accanto

Ne “La stanza accanto” viene trattato con ironia, leggerezza ed eleganza il tema della nostra impermanenza su questa terra. 
Una delle due protagoniste è una donna indipendente che ha affrontato tutte le sfide della vita da sola, ma nell’ultima desidera affidarsi alla vicinanza dell’Altro.
Anche quest’opera del regista spagnolo è pervasa da quell’eros che “sconfigge” il tanathos, senza che vi sia alcuna esplicita scena di sesso. Sono messe in ridicolo le convenzioni sociali (l’impossibile abbraccio del personal trainer all’altra affranta protagonista che accompagna l’amica alla morte) e viene denunciato il paradosso etico per il quale la stessa società che sta uccidendo la vita sulla terra, a causa dei conflitti bellici e delle emissioni di CO2, poi condanna l’eutanasia di una malata senza speranza.
Sembra la personale elaborazione di Almodovar del fine vita che, più asciutto e senza fronzoli rispetto ai suoi primi film, accetta l’ineluttabilità, anche se sconvolgente e perturbante, per poter stare in agio nel disagio - “disponiamo di tutti gli strumenti per vivere in mezzo a tragedie e cataclismi”.