Nel titolo Lavoreremo da grandi l’accento non è sul lavoro, ma su quel “grandi” che i protagonisti non diventeranno mai. Il film racconta il fallimento silenzioso di cinque uomini che hanno attraversato il tempo senza riuscire a separarsi davvero da ciò che li ha tenuti piccoli. Il senso di inadeguatezza nel presente viene costantemente negato attraverso una continua dilazione del futuro, sospeso sull’anticipazione di un lutto per ciò che non si è diventati. L’episodio dell’incidente, attorno a cui ruota l’intera narrazione, mette in scena una sequenza di comportamenti agiti senza progetto, meschinità, bugie, cinismo e irresponsabilità. Un gruppo di amici adulti che non sostiene l’evoluzione, ma mantiene una stasi adolescenziale, in cui il legame serve più a evitare la crescita che a renderla possibsile. Il lago, scenografia centrale del film, diventa una potente metafora esistenziale con quella superficie calma, rassicurante, sotto la quale il fondo resta immobile, al pari delle vite dei protagonisti, solo apparentemente in movimento, ma profondamente incapaci di trasformarsi.