L’orientamento psicodinamico

L’orientamento psicodinamico affonda le proprie radici nella psicoanalisi e nelle successive evoluzioni del suo pensiero. Pur comprendendo al suo interno modelli teorici differenti, conserva un’intuizione fondamentale: non tutto ciò che orienta il nostro modo di sentire, pensare e agire è immediatamente accessibile alla coscienza.

Esperienze precoci, legami significativi, bisogni, conflitti, paure e modalità di protezione possono continuare a influenzare la vita adulta, anche quando non ne riconosciamo pienamente l’origine. Lo sguardo psicodinamico cerca quindi di comprendere non soltanto che cosa accade, ma anche quale significato assuma per quella particolare persona e perché alcune modalità emotive e relazionali tendano a ripetersi nel tempo.

Guardare al mondo interno

Se l’approccio sistemico-relazionale amplia lo sguardo verso i sistemi e le relazioni nei quali siamo inseriti, l’orientamento psicodinamico rivolge una particolare attenzione al mondo intrapsichico, alle rappresentazioni di sé e degli altri, ai conflitti interni, ai desideri, alle paure e ai modi che abbiamo sviluppato per proteggerci da esperienze emotivamente difficili.

Molti comportamenti che nel presente provocano sofferenza possono essere stati, in altri momenti della vita, tentativi efficaci di adattamento. Difendersi, evitare, controllare, compiacere, trattenere le emozioni o cercare continuamente conferme possono avere avuto una funzione importante in determinati contesti. Con il tempo, però, queste stesse strategie possono diventare rigide e continuare ad attivarsi anche quando le circostanze sono cambiate.

La psicoterapia permette di riconoscere progressivamente questi automatismi e di comprendere non soltanto ciò che facciamo, ma ciò che quella modalità ha cercato di proteggere.

Il significato del sintomo

Da questa prospettiva, il sintomo non rappresenta soltanto qualcosa da eliminare. Ansia, paure, blocchi, difficoltà relazionali o altri modi attraverso i quali si manifesta il disagio possono essere considerati anche come segnali di un equilibrio divenuto faticoso o non più adeguato alla situazione presente.

Il lavoro terapeutico cerca allora di comprendere il significato soggettivo del sintomo, la storia nella quale è nato e la funzione che può avere assunto. Questo non significa rinunciare alla riduzione della sofferenza, ma evitare di fermarsi esclusivamente alla sua manifestazione più evidente. Talvolta ciò che oggi costituisce un problema rappresenta infatti la persistenza di una soluzione che, in un altro momento dell’esistenza, aveva avuto un senso.

La relazione terapeutica

Un elemento centrale dell’orientamento psicodinamico è la relazione che si costruisce tra paziente e terapeuta.

La psicoterapia non consiste soltanto nel comprendere intellettualmente le cause di un disagio. Sapere “perché” abbiamo paura, ci sentiamo inadeguati o reagiamo in un determinato modo può essere importante, ma spesso non è sufficiente a produrre un cambiamento profondo. È nell’esperienza della relazione terapeutica che possono emergere, in una situazione sufficientemente sicura, modalità emotive e relazionali abituali come aspettative, timori, bisogni di approvazione, difficoltà nel fidarsi, nel dipendere o nel separarsi.

Ciò che appartiene alla storia personale può in qualche modo ripresentarsi anche nel rapporto terapeutico. Osservarlo insieme permette di riconoscerlo non come qualcosa di inevitabile, ma come una modalità appresa che può essere progressivamente trasformata. Il terapeuta non si limita quindi a interpretare o spiegare, ma partecipa soprattutto a una relazione nella quale possono essere sperimentati modi nuovi di stare con l’altro e, contemporaneamente, con se stessi.

Comprendere per poter scegliere

L’obiettivo non è portare alla luce ogni aspetto del passato né ricercare una spiegazione definitiva della propria storia. Il lavoro psicodinamico mira piuttosto ad ampliare la consapevolezza di ciò che avviene nel presente, riconoscere emozioni, conflitti, bisogni e modalità difensive; comprendere quali situazioni li attivano e accorgersi di quando il passato tende a sovrapporsi all’esperienza attuale. Quando diventiamo maggiormente consapevoli dei nostri automatismi, aumenta anche la possibilità di non esserne guidati in modo inconsapevole.

Il cambiamento terapeutico può allora tradursi in una maggiore libertà di scelta, in una percezione più stabile di sé e nella possibilità di affrontare situazioni nuove senza dover necessariamente ricorrere alle modalità protettive utilizzate in passato. In questo senso, la psicoterapia non coincide semplicemente con la scomparsa di un sintomo, ma con un processo di sviluppo e ampliamento delle proprie possibilità.

Il mio modo di utilizzare l’orientamento psicodinamico

Nel mio lavoro utilizzo la prospettiva psicodinamica per approfondire ciò che accade nel mondo interno della persona e per comprendere come la sua storia continui, talvolta implicitamente, a partecipare al presente. Presto attenzione ai significati attribuiti alle esperienze, ai conflitti emotivi, alle modalità di difesa, alle rappresentazioni di sé e degli altri e agli schemi che tendono a riproporsi nelle relazioni.

Non considero tuttavia la dimensione intrapsichica separata dal contesto nel quale la persona vive. Per questo integro l’orientamento psicodinamico con la mia formazione sistemico-relazionale, che permette di osservare la persona all’interno dei sistemi familiari, affettivi, amicali e professionali di cui fa parte; con la Mindfulness, che favorisce una maggiore consapevolezza dell’esperienza presente; e con la Somatic Experiencing®, che amplia l’ascolto alla dimensione corporea e ai processi di regolazione.

Queste prospettive mi permettono di mantenere contemporaneamente più livelli di osservazione: ciò che accade dentro la persona, ciò che accade nelle sue relazioni e ciò che il corpo esprime e organizza nell’esperienza presente. La finalità del percorso rimane quella di favorire una maggiore conoscenza di sé e, soprattutto, una maggiore libertà nel modo di sentire, scegliere e stare in relazione con gli altri.