Il corpo che si regola: comprendere il sistema nervoso autonomo

Il corpo che si regola: comprendere il sistema nervoso autonomo

15 Settembre 2026 0 di Roberto Torresi

Il nostro organismo compie continuamente una quantità enorme di regolazioni senza che sia necessario pensarci. Il cuore modifica il proprio ritmo, i vasi sanguigni regolano il loro diametro, l’apparato digerente modifica motilità e secrezioni, le vie respiratorie adattano il proprio tono. Molti di questi processi sono coordinati dal sistema nervoso autonomo, una parte del sistema nervoso che contribuisce alla regolazione delle funzioni degli organi interni e al mantenimento dell’equilibrio fisiologico dell’organismo.

La parola autonomo non significa però che questo sistema lavori isolatamente, al contrario la regolazione delle funzioni corporee nasce dall’integrazione continua tra sistema nervoso centrale, sistema nervoso autonomo, segnali provenienti dagli organi e altri sistemi di regolazione dell’organismo.

Tradizionalmente distinguiamo nel sistema nervoso autonomo il sistema simpatico e il sistema parasimpatico. A questi si affianca il sistema nervoso enterico, una complessa rete di neuroni situata nella parete del tubo digerente. Questi sistemi non rappresentano semplicemente due interruttori che si accendono e si spengono alternativamente. La loro attività varia continuamente e viene modulata in relazione alle esigenze dell’organismo.

Il sistema simpatico: mobilitare le risorse

Il sistema simpatico ha origine prevalentemente nella regione toraco-lombare del midollo spinale e raggiunge gli organi attraverso una complessa organizzazione di fibre nervose e gangli. La sua attività diventa particolarmente rilevante quando l’organismo deve mobilitare risorse, durante uno sforzo fisico, davanti a una novità, in una situazione impegnativa o quando percepiamo un potenziale pericolo. Tra i suoi effetti fisiologici più conosciuti troviamo l’aumento della frequenza cardiaca e della forza di contrazione del cuore, la dilatazione delle vie aeree bronchiali e la modulazione del tono dei vasi sanguigni. Durante una maggiore attivazione simpatica possono inoltre ridursi temporaneamente alcune attività gastrointestinali. Il sistema simpatico è strettamente collegato anche alla risposta della midollare del surrene, che immette nel circolo sanguigno adrenalina e noradrenalina, contribuendo alla mobilitazione delle risorse dell’organismo.

È importante sottolineare un aspetto: l’attivazione simpatica non è di per sé qualcosa di patologico. È una componente indispensabile della nostra fisiologia. Ci permette di alzarci e muoverci, affrontare uno sforzo, reagire rapidamente alle richieste dell’ambiente e disporre dell’energia necessaria quando serve. Il problema, quindi, non è semplicemente essere “attivati”. La questione riguarda piuttosto il modo in cui l’organismo riesce a modulare la propria attività in relazione alle circostanze che vive.

Il sistema parasimpatico: regolare le funzioni viscerali

Il sistema parasimpatico ha un’organizzazione anatomica differente. Le sue vie originano dal tronco encefalico e dalla regione sacrale del midollo spinale. Partecipa alla regolazione di numerose funzioni viscerali. Può contribuire, per esempio, alla riduzione della frequenza cardiaca, modula il tono delle vie aeree bronchiali, favorisce la motilità e le secrezioni gastrointestinali e, attraverso le vie sacrali, partecipa al controllo della vescica urinaria.

Anche qui è utile evitare una rappresentazione troppo semplice. Il parasimpatico viene spesso descritto come il sistema del “riposo”, mentre il simpatico sarebbe quello dello “stress”. È un’immagine intuitiva, ma incompleta. Simpatico e parasimpatico partecipano continuamente alla regolazione dell’organismo e la loro relazione può cambiare da un organo all’altro e da una situazione all’altra. Non abbiamo quindi un sistema “buono” che dovremmo cercare di attivare e un sistema “cattivo” che dovremmo imparare a spegnere. Abbiamo differenti modalità di regolazione, entrambe necessarie.

Il nervo vago: una grande via di comunicazione tra corpo e cervello

All’interno del sistema parasimpatico assume particolare importanza il nervo vago, il decimo nervo cranico che nasce nel tronco encefalico e raggiunge numerosi organi, tra cui cuore, polmoni e gran parte dell’apparato digerente.

Quando si parla del nervo vago, tuttavia, viene spesso dimenticata una caratteristica fondamentale: la comunicazione non procede soltanto dal cervello verso il corpo. Il nervo vago contiene infatti sia fibre efferenti, che trasmettono segnali dal sistema nervoso centrale verso gli organi, sia fibre afferenti, che percorrono la direzione opposta e portano al cervello informazioni provenienti dai visceri. Anzi, la maggior parte delle fibre vagali è afferente, le stime anatomiche comunemente riportate indicano approssimativamente un 70-80% di fibre afferenti.

Questo dato modifica profondamente il modo in cui possiamo immaginare la relazione tra mente e corpo. Il cervello non è semplicemente una centrale di comando che invia istruzioni alla periferia: riceve continuamente informazioni sullo stato dell’organismo. Il rapporto tra cervello e corpo è quindi, fin dall’anatomia, profondamente bidirezionale.

Il sistema nervoso enterico: una rete all’interno dell’intestino

Un’altra componente importante è il sistema nervoso enterico, costituito da una vasta rete di neuroni localizzata nella parete del tratto gastrointestinale. Questa rete è in grado di coordinare localmente molte funzioni digestive e possiede una notevole autonomia. Ciò non significa, tuttavia, che lavori indipendentemente dal resto dell’organismo.

Il sistema enterico è infatti continuamente modulato dalle vie simpatiche e parasimpatiche e comunica con il sistema nervoso centrale attraverso differenti circuiti, tra i quali svolge un ruolo importante anche il nervo vago. Ancora una volta emerge quindi non un’organizzazione fatta di compartimenti separati, ma una rete di sistemi che comunicano reciprocamente.

Non un interruttore, ma un processo dinamico

Forse l’equivoco più diffuso quando parliamo di sistema nervoso autonomo consiste nell’immaginarlo come un interruttore: siamo “in simpatico” oppure “in parasimpatico”, attivati oppure rilassati. La fisiologia è molto più interessante.

Simpatico, parasimpatico e sistema enterico operano in maniera integrata. La loro attività cambia continuamente in funzione di ciò che sta accadendo dentro e fuori di noi; per esempio, quando la temperatura esterna aumenta, l’organismo può incrementare la sudorazione e ridurre la produzione di urina per conservare liquidi, mentre con il freddo la sudorazione diminuisce e, in alcune condizioni, la diuresi può aumentare.

Simpatico e parasimpatico non devono essere considerati come due forze opposte, a seconda dell’organo e della situazione possono esercitare influenze differenti e coordinate. Possiamo quindi abbandonare l’idea che l’obiettivo sia mantenere il corpo costantemente in uno stato di calma. Abbiamo bisogno di mobilitazione quando è necessario mobilitarci, così come abbiamo bisogno di poter modificare quella mobilitazione quando le condizioni cambiano.

Questa prospettiva può essere particolarmente utile anche quando ci avviciniamo alla mindfulness e all’esperienza corporea. Prestare attenzione alle sensazioni non significa impartire al sistema nervoso l’ordine di calmarsi. Significa, prima di tutto, diventare maggiormente consapevoli di ciò che sta accadendo. Possiamo accorgerci del battito del cuore, del respiro, della tensione muscolare, delle sensazioni provenienti dall’addome o semplicemente del modo in cui il nostro corpo sta occupando lo spazio. Non necessariamente per modificarli, ma per riconoscerli.

Il primo movimento della consapevolezza, allora, non consiste nel correggere il nostro stato interno, ma nell’entrare in relazione con esso. La regolazione autonomica non è un interruttore: è un processo dinamico attraverso il quale il nostro organismo continua ad adattarsi alle diverse situazioni della vita.