
Porta a conoscenza della crisi umanitaria di migranti arabi ed africani in cerca di rifugio - rimpallati cinicamente tra Polonia e Bielorussia - rispetto all’accoglienza riservata ai profughi ucraini. Ha un taglio quasi documentaristico, duro e potente, ma si tratta di un film di grande impatto emotivo per il dolore e l’ingiustizia raccontata; occorre andarci preparati per non farsi male col filo spinato.
Fa riflettere per quel confine sottile che ti impone di scegliere da quale parte stare, obbligandoti ad aprire gli occhi sulle false certezze ricercate nel possesso effimero in contrapposizione ai ragazzi marocchini e polacchi che nel finale commuovono cantando “Morirò mille volte”



