Attraversare

Non chiedo più al dolore di diventare altro,
gli faccio spazio.
Non sono lui,
eppure lo accolgo,
come arriva la pioggia,
senza colpa.

Scendo dalla storia al corpo.
Là dove il petto pesa,
la gola si stringe,
il respiro cerca la sua strada.
Nel corpo il dolore si muove.
Nella mente si pietrifica.

Allora ricordo le mie radici,
le mani che hanno saputo curare,
i volti che mi hanno amato,
la terra che continua a sostenermi.
Non per cancellare la ferita,
ma per attraversarla.

Come il mare:
se provo a fermare ogni onda, mi consumo,
se invece affondo i piedi nella sabbia
e lascio che l’acqua mi attraversi,
vacillo, ma resto.
L’onda si ritira.
Io rimango.

Così il dolore:
non è un nemico da vincere,
ma una lingua della vita
che lentamente insegna
a respirare anche dentro l’incompiuto.

Crescere non è evitare la bonaccia
né temere la tempesta,
ma restare al timone,
sapendo che l’orizzonte sospeso
non è la fine del viaggio.