“Una notte a New York” è un film trascinante malgrado si svolga tutto all’interno di un taxi (dall'aeroporto JFK a Manhattan) in cui l’autista e la cliente mettono in scena una conversazione sulle relazioni importanti della loro vita. Il dialogo li farà diventare, da estranei, progressivamente sempre più intimi, sino alla fine della corsa. È questo crescendo che rende avvincente il film, con i due bravissimi protagonisti, impertinente lui e intrigante lei, che si inseguono con le domande e gli sguardi attraverso lo specchietto retrovisore che restituisce ad ognuno la propria immagine, “riflessa” nelle risposte dell’altro. È la rivincita del dialogo in presenza che viene preferito, per le emozioni e le fantasie in grado di suscitare, alla comunicazione pornografica su chat telefonica. L’autenticità dei protagonisti, con i quali ci si identifica alla prima “occhiata”, mette a nudo quell’umanità che colma la distanza tra i due sconosciuti, mostrandoci come l’atteggiamento curioso - assente quando si presume di conoscere l’altro - renda magico il loro avvicinamento che induce ad interrogare per interrogarsi.