LA RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

4 Febbraio 2019 0 di Roberto Torresi


Nei polmoni non c’è muscolatura quindi non potrebbero espandersi per far entrare l’aria senza l’aiuto di muscoli accessori.

I muscoli del collo e della parte alta del busto aiutano la respirazione, ma se si respirasse solo con questi la quantità di aria che entrerebbe nei polmoni sarebbe minima.

I muscoli intercostali permettono l’entrata di una maggiore quantità d’aria rispetto ai precedenti, comunque non sono sufficienti per far si che i polmoni lavorino al meglio.

Quando si usano principalmente questi muscoli per la respirazione si attiva il sistema nervoso simpatico che genera, a sua volta, stati di tensione emotiva costante.

Il muscolo principale coinvolto nel processo respiratorio è il diaframma, una lamina muscolo-tendinea a forma di cupola, che si trova a metà del busto e divide la cavità toracica da quella addominale.

Si tratta di un muscolo che è possibile contrarre volontariamente attraverso una respirazione guidata che viene definita respirazione diaframmatica. Solitamente viene associata a coloro che usano la propria voce come strumento di lavoro (maestri, cantanti, attori), a chi suona strumenti a fiato o a praticanti di discipline meditative o di rilassamento. In realtà è la modalità respiratoria originaria per l’uomo. I neonati, infatti, quando respirano lo fanno “di pancia” e non “di petto”.

La causa di una non corretta respirazione è una vita “governata” da stress, ansie, problemi familiari e lavorativi che accorciano il respiro, prevalentemente nella porzione superiore delle coste (la respirazione toracica) mantenendo per tutta la giornata un “blocco inspiratorio”, ovvero non espiriamo mai tutta l’aria inspirata.

Si tratta di una reazione difensiva che mettiamo in atto nei momenti di forte stress e di preoccupazione, per mantenere l’organismo in uno stato di allerta.

In questa condizione il diaframma rimane bloccato in basso e altri muscoli, cosiddetti accessori, devono sobbarcarsi un lavoro che in realtà dovrebbe assolvere il diaframma. Avviene pertanto una retrazione sia del diaframma, per scarso utilizzo, sia dei muscoli inspiratori accessori, che si inseriscono sul collo, ma in questo caso per esagerato e inadeguato utilizzo.

La maggior parte di questi muscoli dovrebbe intervenire solo in caso di sforzi fisici, in realtà, essendo sempre attivi a causa dello scorretto stile di vita, determinano dolori diffusi a livello cervicale.

A livello lombare, inoltre, si inseriscono due importanti muscoli, con i quali il diaframma ha una diretta connessione, che, in caso di retrazione evidente, possono creare una iperlordosi lombare e problemi alla postura.

Con la respirazione toracica la quantità di aria inalata è sensibilmente ridotta (della potenziale capacità dei polmoni di 5,5–6 litri d’aria, ne usiamo soltanto una minima parte), col risultato di avere la sensazione del fiato corto e di sentire la pressione solo a livello del petto.

Con la contrazione del muscolo del diaframma, grazie all’aumento volumetrico dei polmoni e ad una respirazione profonda, possiamo arrivare ad espandere tale capacità di 7 o 8 volte.

È la respirazione fisiologicamente più corretta, rispetto a quella che avviene “solo” nei polmoni, caratterizzata da movimenti brevi e veloci.

Possiamo verificare come respiriamo mettendo, dalla posizione supina, una mano sulla pancia mentre inspiriamo. Se quando l’aria entra dalle narici non sentiamo che la pancia si gonfia, stiamo respirando in maniera non fisiologica, con il torace.

Durante l’inspirazione il diaframma si contrae insieme ai muscoli intercostali, la cavità toracica si espande e questo permette all’aria di entrare nei polmoni.

Quando invece si espira il diaframma si rilassa insieme ai muscoli intercostali, la cavità toracica diminuisce e così l’aria lascia i polmoni.

In un atto respiratorio normale l’inspirazione è un processo attivo perché vengono attivati sia i muscoli intercostali sia il diaframma, mentre l’espirazione è un processo passivo perché c’è un rilascio di questi muscoli.

Il diaframma presenta diversi legamenti che lo mettono in connessione con il cuore e il colon, ha inoltre degli orifizi attraverso cui passano l’aorta, l’esofago e la vena cava inferiore. La sua azione pertanto influenza le funzioni fisiologiche di quegli organi contribuendo alla visceromotricità e regolando la mobilizzazione emodinamica.

La respirazione diaframmatica profonda predispone l’organismo a un senso di benessere, calma e tranquillità. Abbassa la frequenza cardiaca e massimizza l’efficacia dell’ossigeno introdotto nei polmoni.

Imparando a modificare il nostro respiro possiamo modificare il nostro stato emotivo e ridurre il nostro livello di stress e di tensione